STORIA DI FERRIERE

Storia

La storia del territorio di Ferriere si perde nel primo millennio, ma l'avvento della popolazione si fa risalire all'età del ferro, epoca in cui vi si stabilirono le popolazioni Liguri. La zona era frequentata anche dai Romani, che nel V e VI secolo sfruttavano le miniere del luogo. Il calo demografico che si verificò in tutta Italia dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente portò ad un abbandono anche dell'alta Val Nure e del territorio di Ferriere si trova cenno solo nel regio decreto del re longobardo Rachis del 5 agosto 747. Il territorio poi entrò a far parte dei possedimenti dell'abbazia di San Colombano di Bobbio, fondata da San Colombano .

La zona fu per lungo tempo sotto il dominio della Repubblica di Genova, come attestano ancora le varietà linguistichelocali (di transizione tra ligure ed emiliano) e le usanze. Nei secoli posteriori la zona della Val Nure fu divisa in giurisdizioni civili ed ecclesiastiche. La scarsità del ferro che si riscontrava in tutta Europa verso il XII secolo, indusse i governanti a sfruttare le miniere in considerazione anche dell'immensa estensione boschiva e della ricchezza idrica della zona, indispensabili al funzionamento degli impianti. Già entrato nel Ducato di Milano, il territorio fu concesso in feudo dal duca Francesco Visconti al suo consigliere Tomaso Moroni da Rieti, il quale ottenne la facoltà di estrarre e fondere metalli e concedere esenzioni fiscali ai minatori. Il lavoro di forni, fucinemagli e mulini portò ad una crescita demografica nei villaggi di Casaldonato, Cerreto e Centenaro (oggi frazioni comunali), mentre l'arrivo di ulteriori maestranze diede vita, intorno al 1465, ad un nuovo insediamento di minatori e fabbri alla confluenza dei torrenti Nuree Grondana: l'abitato fu denominato Reate in omaggio di Tomaso Moroni e della sua provenienza. Più tardi, con la rinuncia da parte del Moroni a gestire le miniere e i conseguenti screzi con il duca, iniziò un periodo di decadenza degli impianti. A rivendicarle sul nuovo proprietario, il conte Manfredo Landi, fu la famiglia dei Nicelli, signori dell'alta Val Nure, che avanzavano il diritto di prelazione. Le infruttuose istanze inoltrate al duca Gian Galeazzo Visconti furono seguite da un assalto armato del castello medievale (situato sul poggio che domina il rio Grondana a nord dell'attuale scuola media)[6], da parte dei Nicelli. Le miniere, che nel 1483 apparivano in rovina, furono cedute dai Landi ai Nicelli nel 1509.

Nel 1574 i Farnese, duchi di Parma e Piacenza, tramite il duca Ottavio, acquistarono il territorio di Ferriere dai Nicelli, non in qualità di regnanti ma come privati interessati allo sfruttamento economico degli impianti minerari e metallurgici. Alla fabbricazione di manufatti di uso quotidiano si aggiunsero così proiettili per spingarde ed altre armi da fuoco. I Farnese fecero edificare, quasi sicuramente sulle rovine dell'antica rocca, un palazzo (Palacio di Sua Eccellenza), del quale non rimane niente.

Del secolo XVII si hanno poche notizie: nel 1630 la zona fu colpita dalla peste e nel 1636 fu invasa dalle milizie spagnole che danneggiarono gli impianti compromettendone le attività. Fu solo quattro anni dopo che essi furono rimessi a pieno regime. In quel secolo prese piede il fenomeno del contrabbando di ferro grezzo e rottami, nonostante le leggi ducali vietassero l'esportazione. I contrabbandieri si dirigevano prevalentemente verso il Genovesato, che necessitava di ferro per le darsene.

Borbone, subentrati ai Farnese, ebbero notevoli difficoltà a cedere in affitto le miniere a causa di regolamentazioni precedenti, finché nel 1746 Filippo di Borbone optò per una gestione diretta da parte del ducato in modo anche da non ostacolare l'attività degli impianti posti più a valle (a Carmiano di VigolzoneFolignano di Ponte dell'Olio e Riva, attualmente quartiere di Ponte dell'Olio) che lavoravano il rame estratto a Ferriere. Fu con le politiche del primo ministro ducale Guillaume du Tillot che l'attività estrattiva e lavorativa di Ferriere visse il suo periodo più prospero. L'arrivo di Napoleone Bonaparte a Piacenza nel 1795 e la durezza dell'armistizio sottoposero le popolazioni della zona ad eccezionali vessazioni, che scatenarono rivolte in tutto l'Appennino piacentino, Ferriere compresa, il 5 gennaio 1806. Il territorio fu allora annesso al Dipartimento del Tarodipartimento dell'Impero napoleonico.

Nel 1817 l'abitato mutò definitivamente nome e ottenne lo status di comune di Ferriere. Il cambiamento delle condizioni politiche dell'Ottocento portò ad un periodo di crisi, alla quale non seppe fare fronte neppure l'interessamento di Maria Luigia d’Austria. Dopo l'annessione al Regno di Sardegna del Piacentino, una società francese tentò invano di individuare nuove vene metallifere. La mancata costruzione del proseguimento fino a Ferriere della Ferrovia Piacenza-Bettola vide tramontare definitivamente ogni attività mineraria, nonostante gli sforzi compiuti da un impresario locale a partire dal 1923: le miniere chiusero pochi anni dopo per l'ultima volta.

Nel Novecento il territorio ha subito un massiccio spopolamento: il fenomeno dell'emigrazione di massa ha avuto inizio negli anni venti. Tra le destinazioni degli emigranti figuravano la Francia (in particolare Parigi e l'Île-de-France), l'America SettentrionaleGenova e altre località della LiguriaMilano e la Lombardia, il Piemonte e, in decenni più recenti, Piacenza, oltre a centri della pianura e  collina piacentina.

 

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