25.10.2016 ALLE ORIGINI DEL TRAIL

QUESTO IL RESOCONTO DEL NOSTRO AMICO DEMETRIO CASTIGNOLA, che ha con successo portato a termine la 100 Km, e che parteciperà anche al nostro Ferriere Trail Festival:

"J'ai besoin de la lune pour lui parler la nuit/ j'ai besoin du soleil pour m'échauffer la vie/ j'ai tant besoin de toi tout à côté de moi"
Sarà la luna che splende in un cielo limpidissimo, sarà la lingua francese che predomina nettamente sulla linea di partenza alle 4.15 della mattina, ma la canzone di Manu Chao mi gira in testa in una specie di loop. Start tra i fumogeni che fanno tanto atmosfera, 100km da percorrere sui Causses, altipiani rocciosi siti a circa 1000 metri di altezza su cui il tracciato prevede una continua serie di sali e scendi. Sto bene, i primi km passano velocemente tra sentieri corribili, paesini con le case in pietra perfettamente tenuti, il sole che sembra non sorgere mai ma va bene così, la luce della frontale a illuminare il cammino. Vedo anche una stella cadente. Di mattina il divertimento continua, salite e discese diventano più cattive ma non mi lascio scoraggiare, salgo con pazienza, rilancio appena possibile. Il percorso è di ammorbante bellezza (foto 2), vedo degli avvoltoi volare pochi metri sopra la mia testa, spettacolo. Di pomeriggio comincia a fare capolino un po' di stanchezza ma non ci penso: so che al km 73 troverò il mio fantastico team di supporto ( Eleonora Squeri e Giorgia La Monaca ) e procedo deciso tra pensieri positivi e il crono che mi premia. Quando arrivo da loro sono a neanche 11 ore e trenta di gara, in anticipo anche sulle più rosee previsioni. Mi cambio ( foto 5-6), ringrazio e riparto. E qui qualcosa si rompe. Il percorso diventa iper antipatico, molto molto tecnico tra radici, sassi, contro pendenze. Le gambe non spingono più come prima, la pancia comincia a farmi male, inizio a lamentarmi, perdo una posizione dietro l'altra (saranno circa 100 alla fine). Ancora una volta, un ultra si trasforma in una battaglia in cui devo scavare dentro me stesso per guadagnare ogni singolo metro. Devo stare sotto le 19 ore per ottenere la qualificazione alla Western States, ma per fortuna la buonissima partenza mi lascia tanto tanto margine. Mi calmo, con pazienza provo a ritrovarmi, il percorso non aiuta ma il traguardo è sempre più vicino. Attraverso il ciclo di morte e resurrezione delle antiche divinità o dei moderni ultra trailer e torno a divertirmi. All'ultimo ristoro mi fermo a sentire canzoni folk intonate dai volontari, scende di nuovo la sera, ai -2 entro nella grotte du hibou (la grotta del gufo) che illuminata dalla luce della frontale ha un qualcosa di mistico, sento la voce dello speaker, ormai ci siamo. 17h14', a novembre ci sono anch'io nella lottery per la Western (insieme a Giuliano che è arrivato anche lui ben sotto le 19 e a Marta Miglioliche già alla LUT ha archiviato la pratica con la consueta classe). Adesso però un po' di riposo. Gare finite, avventure no....

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